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Tasse e contributi non pagati: uno sconto per mettersi in regola


news del 26/02/2018

Conto alla rovescia per la rottamazione delle cartelle, seconda edizione. Mancano poco più di cento giorni alla scadenza del 15 maggio, entro la quale chi è interessato a saldare i propri debiti fiscali, contributivi o a rimediare a vecchie multe non pagate, deve presentare la domanda di definizione agevolata all’agenzia delle Entrate- Riscossione (l’ex Equitalia). Oggi, peraltro, è l’ultimo giorno utile per i Comuni e per gli altri enti territoriali che vogliono deliberare l’adesione alla rottamazione anche per i tributi locali (se riscuotono in proprio o con altri concessionari).


Gli incassi vecchi e quelli stimati
Dalla rottamazione-bis il Governo ha stimato di recuperare in due anni oltre due miliardi (1,655 nel 2018 e 413,9 milioni nel 2019). La prima rottamazione, avviata nel 2016, ha portato nelle casse dello Stato, nel 2017, 6,5 miliardi e ha coinvolto un milione e mezzo di contribuenti. La fetta più grossa delle somme recuperate è stata riscossa per conto dell’agenzia delle Entrate, mentre le riscossioni per Inps e Inail sono state di 1,5 miliardi. Il resto è stato incassato per conto dei Comuni (500 milioni), di altri
enti statali (ministeri, prefetture, altre agenzie, 100 milioni), e per altri enti (Regioni, casse di previdenza e camere di commercio, 300 milioni).

A chi si rivolge la nuova rottamazione
La rottamazione-bis guarda a due platee di contribuenti: i debitori che sono stati esclusi dalla prima rottamazione perché al 24 ottobre 2016 avevano piani di rateazione in corso con l’ex Equitalia e non erano in regola con i pagamenti delle rate scadute al 31 dicembre 2016; chi ha carichi pendenti affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio al 30 settembre 2017 e/o carichi relativi agli anni 2000-2016 ma non ha presentato domanda di adesione alla prima rottamazione.


A chi conviene
Gli esempi di calcolo riportati in pagina rivelano che per alcuni contribuenti la rottamazione può essere molto conveniente. È il caso di debiti di vecchia data. Il risparmio sfiora la metà delle somme dovute, ad esempio, nel caso di una società che ha un debito Ires, Irap e Iva risalente al 2010, e ha avuto un accertamento con la contestazione della infedele dichiarazione (fino al 2015, la sanzione applicata in questo caso era pari al 100% della maggiore imposta dovuta). Con la rottamazione non si pagano le sanzioni e si risparmia su aggio e interessi: l’azienda può arrivare così a risparmiare il 49% rispetto al debito originario (secondo esempio).

Un caso nel quale la rottamazione può risultare meno conveniente è quello del contribuente che sta già pagando a rate il suo debito e magari ne ha già saldato una buona parte (esempio 3). Il risparmio assoluto si assottiglia perché il contribuente ha già versato, oltre a una parte cospicua delle somme dovute, anche le sanzioni e gli interessi di mora, che non gli saranno restituiti. In questo caso, meglio valutare la convenienza della definizione agevolata in rapporto al debito residuo, cioè a quanto resta da pagare (e non in rapporto alla somma originaria riportata nella cartella).


La procedura
Anche nel caso della rottamazione-bis, la definizione agevolata dei ruoli non è automatica: il contribuente deve fare domanda di adesione (con il modello «Da 2000/17», rintracciabile sul sito www.agenziaentrate.gov.it) e rispettare con estrema attenzione le scadenze previste (si veda il grafico qui a fianco). Chi non versa tutti gli importi dovuti alle date stabilite, infatti, perde la chance della definizione agevolata.
Con la domanda il richiedente sceglie le modalità di pagamento delle somme dovute (da versare senza sanzioni, interessi di mora e relativo aggio): si può optare per il versamento in un’unica soluzione o a rate. Ci si impegna poi a rinunciare ai contenziosi in corso. Se la domanda è accolta, entro il 30 giugno l’agenzia delle Entrate-Riscossione comunicherà al debitore l’importo delle somme o delle singole rate da versare, con le relative scadenze.

[Fonte Il Sole 24 ORE]


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